L’enorme mistero dei posti vuoti sulle panchine

by Daniela

Pagina di diario del 01 Agosto 2016 – Passignano sul Trasimeno

Un giorno mi siederò su una panchina davanti a un molo e qualcuno dovrà venire a spiegarmi l’enorme mistero dei posti vuoti. E il perché sulle panchine quando si siede una persona nessuno si azzarda a sedersi accanto a uno sconosciuto ma si cerca una panchina “nuova” e vuota.

Qualcuno dovrà dirmi il motivo per cui c’è gente al molo seduta sola a fissare l’acqua, se sia così impossibile compensarla quella solitudine con un’altra solitudine, annullandola, se veramente occorra conoscersi per sedersi insieme sulle panchine. Vorrò una valida spiegazione e se non mi piacerà continuerò a sedermi in panchine già occupate sperando di sentirmi dire “è bello che tu ti sia seduta proprio qui con me oggi”.

Sento tanto il bisogno di stare sola. Sedermi nel posto vuoto di una panchina già occupata non cambierà questo bisogno di isolamento. Sarò sola comunque, dentro al cuore, nella mia mente. Ma potrebbe essere diverso per qualcun altro. Non ho mai paura di chi è solo, anzi…ho paura di non essere proprio io a dargli quella chance, quella opportunità, nel caso per lui/lei la solitudine non sia una scelta, nel caso sia stato lasciat* “lungo la via”. Ecco in questo caso io ho paura, ho paura di non aver fatto la differenza, di non aver occupato la sedia vuota, di non esser stata sola insieme.

Una volta mi sono seduta su una panchina proprio davanti al Lago. Avevo viaggiato tutto il giorno e volevo riposarmi. Mi sono seduta su una panchina con di fianco un vecchietto. Io con uno zaino enorme, un panino, gli stivalacci e la faccia più stanca del mondo. Lui mi ha raccontato tutto del suo paese, io non ricordo il nome, e non sono ferrata sul dialetto Umbro ma a dire il vero, non ha importanza. Non ho parlato mai. Ho appena accennato al fatto che viaggiavo sola e ho sempre taciuto. Finito il mio panino abbiamo guardato insieme il lago per un pò, e poi sono ripartita. Lui mi ha ringraziato della chiacchierata, e si è scusato per avermi trattenuta. Io ho saputo molte cose dell’Umbria da quell’anziano. E lui di me ha saputo solo questo, che ero sola, che avevo un panino e stivaloni a Luglio. E mi chiedo allora… chi ha compensato la solitudine di chi? Chiacchierava per non sentirsi solo o per non far sentire sola me? Il confine è sottile. E questo è il grande mistero dei posti vuoti sulle panchine per me.

Continuerò a sedermi in panchine già occupate sperando di sentirmi dire “è bello che tu ti sia seduta proprio qui con me oggi”. Lo farò per sempre.

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