Pagina di diario del 14 Dicembre 2024 ore 03:19
Il giorno che ho smesso di fotografare non me lo ricordo. Ricordo però come è stata la mia vita da quel momento in avanti. Il ricordo delle vecchie foto era così schiacciante che l’impossibilità di costruire nuovi ricordi mi ha rubato la capacità di fare in modo che le cose di ieri potessero diventare i ricordi di oggi.
Ho ricordo di quando migliaia di volte alzando la fotocamera pensai “Devo ricordarlo per sempre”. Click. Ed era mio quel momento. Infinito.
Quest’anno ho venduto a poco prezzo la mia macchina fotografica. Chi l’ha comprata non aveva un grande budget ma forse aveva momenti bellissimi che un giorno saranno ricordi. Io non li avrò.
Apro cassetti come fanno gli anziani. Contemplando il passato. I viaggi. La libertà. Il sacrificio. La vita. L’amore. La speranza. L’avventura. La propulsione ad andare avanti.
Questo mio treno si è fermato su un binario morto. Sono scesi tutti cercando altrove nuove speranze. Sono rimasta solo io su questo vagone alla deriva nella staticità. Lo vedo invecchiarmi intorno con me dentro, essere avviluppato dalla Natura, in una coperta di rami, di foglie, di radici. Arrugginisce come arrugginisce il mio spirito. Il tetto inizia ad avere crepe e fori da cui entra la pioggia. Talvolta è freddo.
Ma io non esco. Permango. Come permane la ruggine, assisto al degrado. Consolo il mio vagone, gli dico che ha fatto il suo dovere, ma il binario era morto e lui non poteva saperlo.
