L’esilio dei narcisi

by Daniela

Pagina di diario del 18 Gennaio 2025 ore 22:10

Che siano esiliati i narcisi: codardi vanesi affabulatori. Che siano sempre vaganti, in cerca di vantaggio e di sé stessi senza mai trovare entrambi. Sia a loro sfuggente la consapevolezza e sorda la coscienza, così che non abbiano mai a migliorarsi, ma circuiscano come bestie affamate nient’altro che sé stessi, giacché attratti in modo egoico, dalla loro stessa figura. Sfiniti dalla fame, se ne cibino come carcassa.

Che siano vaganti a caccia di emozioni; come miraggio credano di viverne appieno molte, ma che non trovino sicurezza in alcuna se non nel dubbio: che esso li conduca in labirintiche paludi di domande a cui la loro mediocrità non avrà mai coraggio di rispondere, ma resti costante la vana ricerca nella mente, come un tarlo insonne che si ciba della sua stessa casa.

Che si guardino allo specchio e il loro stesso riflesso volti il capo, per non degnarli di uno sguardo. Restino avviluppati nella loro viltà, illusi dalle vane speranze delle loro stesse avvenenti narrazioni, incantati dalla menzogna e sedotti dall’inganno. Siano lodati da coloro che meno sanno apprezzare, come burla per la loro mendace virtù. Che raccolgano i frutti della semina malevola che hanno sparso: facciano piene ceste dell’indifferenza di chi non li accoglierà quando busseranno di porta in porta, speranzosi di vender bene la maschera.

Che sia sottratto loro tutto il tempo a una velocità sempre crescente, così che meno gliene resti e più velocemente lo disperdano. Che siano amati molto, ma abbandonati in modo corrispondente alla loro codardia e altresì silenziosamente dimenticati, così che resti in loro sempre vivo il dubbio di poter riporre nuovamente fiducia nel loro mascheramento e mai trovino riposo per il loro cuore.

Che ovunque passino nulla possa realizzarsi e la loro reputazione li preceda, così che chi non merita danno, non sia da loro offeso.

Che restino sempre affamati di certezze e mai gliene siano fornite. Che il loro vizio di viltà, sia il loro stesso contrappasso: che tutti sfuggano loro, così come loro, codardi, son fuggiti per salvarsi dall’impegno d’esser saldi, innamorati di sé stessi e illusi d’esser umili per attribuirsi dote.

E non da ultimo, né da meno, che di tutto questo non ne abbiano mai contezza, così che mai sappiano come aggiustarsi e restino rotti come le marionette con cui troppo a lungo hanno giocato e infine scartato poiché il loro giuoco ormai, più non li appagava.

Se troppo severa vi sembro, sappiate che v’è del giusto in tutto questo, poiché non meritano il perdono che il loro orgoglio s’è trattenuto dal richiedere, già sazio di sé stesso. E non vi è pentimento in ciò che scrivo poiché, per chi molto ha già perduto, è sciagura incontrar costoro: scivolose creature che l’oblio è manchevole nel risparmiare al mondo. Burattinai scialbi, vetuste maschere, menzognere vittime, insicuri narcisi-ninfe assetati di certezze, ladri dell’altrui tempo per trarne giovamento. Che sempre si affatichino oltre misura nel seguire scintille effimere sicuri siano fulgide stelle e si ritrovino tra le mani flebili bagliori di morenti lucciole.

Che la natura abbia pietà di queste ultime, che si spengono stremate tra le mani insoddisfatte di costoro, che per timor di confortarle fino all’ultimo, le useranno come lanterne per illuminare ancora un poco i loro passi, mentre si dirigono a rincorrerne di altre per catturar l’altrui splendore e viver di fulgido riflesso.

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