Pagina di diario del 25 Dicembre 2024 ore 00:24
Ho una amica gentile, così vicina che non mi sembra fisicamente lontana. Io la vedo solo una volta l’anno, ma potrei dirvi che in qualche modo, nel mio girare con il cucchiaino nella tazza sono abbastanza sicura che l’ho incontrata nello stesso gesto altre mille volte, tra le increspature del tè, nel loro farsi orologio. Lo stesso gesto, lo ha fatto anche lei molto lontano da questa riva di mare dove ci siamo incontrate, oltre lo spazio geografico, ma non oltre il tempo.
Abbiamo la stessa età, ovvero nessuna, quella del cuore intendo; siamo state bambine, giovani e poi anche vecchie, ma non esattamente in questo ordine. Quando la vidi la vidi la prima volta mi confidò che scriveva poesie, ma non era poeta, le piaceva scrivere. Lo disse così, con la discrezione quasi pudica che solo i veri narratori del cuore hanno, che è più una confessione detta all’orecchio, una ammissione di un piccolo segreto.
Solo chi ama davvero scrivere lo dice così. Senza vanità, quasi con timore. Perchè chi ama scrivere davvero non lo fa per commercio né per appagare il lettore. Scrive per sé soltanto, per raccontare a sé stesso, capirsi, e nel farlo non può mentire, qualche volta si può nascondere bene una emozione che non è si è pronti ad accettare, la si camuffa con pennellate di parole …ma non si può mentire. La verità è per pochi. Lo si confessa con sottile riserbo per paura di svelare proprio il punto più debole, scoprire il fianco e dire “sono traballante proprio qui”. Io l’ho capito subito, perchè sono così anche io e svelo i miei segreti solo alla carta.
Le sue poesie non sono visibili a tutti, solo a chi le è affine, la prima volta non era molto sicura ma alla fine mi disse dove le scrive, così posso leggerle ogni volta che voglio. Volete saperlo? Non ve lo dirò. Dovrete sperare di incontrarla mentre passeggia in estate sulla spiaggia qualche volta o mentre acquista una cartolina in qualche luogo. Non la incontrerete mai forse, poiché lei sa nascondersi bene come i tesori preziosi.
E’ delicata. E’ protettiva. E’ di porcellana. Qualche volta è fragile come petalo di biancospino sotto un temporale. Altre volte è l’ombrello che mi ripara il capo mentre tutto intorno va in pezzi. E’ come il suo nome, un dono.
Il nostro tempo non è quello del 2025. Noi abitiamo altrove, in qualche oggetto su una bancarella, in un cassetto dei ricordi, in una immagine che non appartiene più a queste generazioni. Siamo due vecchiette di paese che sfamano uccellini, siamo bambine che dondolano piano sull’altalena per paura di cadere. Qualche volta siamo fiori fiduciosi, qualche volta siamo mare, acqua salata in cui affogare i pensieri che non riusciamo a riordinare. Ci riconosciamo sempre tra le righe l’una dell’altra, quasi come se avessimo la stessa penna e le nostre vite sono così tanto diverse che potrebbe sembrare impossibile immaginare affinità e invece siamo note sullo stesso spartito, legature musicali.
A turno ci spingiamo sull’altalena, perchè spesso la vita non ci ha fatte dondolare senza sforzo e ci dobbiamo aiutare ora che siamo più stanche. Se fossimo state vicine, se fossimo cresciute insieme, forse oggi saremmo più forti. Mi manca non averla avuta nella mia vita prima, non aver potuto dividere insieme un tramonto mangiando un panino con i lacrimoni agli occhi e lei accanto che mi diceva che ero importante per qualcuno.
Siamo in ritardo sulla vita, abbiamo entrambe perso molti treni e, forse, anche quello di trovarci prima, incontrandoci per caso molti anni addietro. Siamo così in ritardo che ci sentiamo fuori tempo massimo per un sacco di cose, camminiamo sui cocci rotti dei nostri sogni infranti e scenari di vita incompleti come puzzle a cui mancano alcuni pezzi. I pezzi che mancano sono proprio quelli utili per stravolgere tutto, quelli che non ci hanno fatto correre libere a cuor leggero da qualche parte, sederci vicino al fuoco di un campeggio, ciascuna con la sua coperta sulle spalle e una tazza di tè e guardare scintillare il fuoco pensando che siamo ancora in tempo per fare tutto, che il mondo non è andato poi così veloce.
Oggi abbiamo risposte a domande a cui non abbiamo avuto il coraggio di rispondere molti anni fa. Non abbiamo resistito quando la vita ci tirava per le maniche. La sensazione di esserci perse qualcosa per strada ci accomuna, e ci accomuna di più il fatto che non abbiamo paura di raccontarci la vita quando scriviamo e di dirci anche questo: qualche lutto del cuore. Anche se sembriamo antiche, démodé, bambine, sognatrici, arrese, anche se a volte nessuna delle due ha l’ombrello per sé stessa né per l’altra.
Nel 2024 ho ricevuto un solo bigliettino di Natale, il suo. E’ stato il mio regalo più bello da tanto tanto tempo… non ricordo quanto. Quando nessuno ti dedica parole ma si è soli a dedicarle a sé stessi, si va in astinenza; non si è più abituati a leggere qualcosa scritto con la penna e dire “questo è proprio per me” perchè sui display niente è davvero personale solo la carta e la penna custodiscono questo potere: quello di dedicarsi.
La mia amica è così. Lei capisce gli stati d’animo e sa rispondere con un affetto che spazza via quella sensazione di essere invisibile e inascoltata, la paura di non essere ricordata. Riempie il mio vuoto vaso di fiori, parla la nostra comune lingua delle emozioni.
Lei, che è come è il biancospino.
